ARCHEO 80 blog

questo blog tratterà temi di archeologia e non solo.
sabato, 07 novembre 2009

MOSTRA DA NON PERDERE A MARSALA


http://www.pinacotecamarsala.it/giusto-bonanno-min.jpg
C O M U N I C A T O S T A M P A

Titolo mostra

GIUSTO BONANNO "CROMOSOMATICHE" - A CURA DI SERGIO TROISI

Sede
CONVENTO DEL CARMINE – MARSALA (TP)

Periodo
6 NOVEMBRE - 8 DICEMBRE 2009

Inaugurazione
VENERDÌ 6 NOVEMBRE 2009 – ORE 18
Orario

TUTTI I GIORNI, INCLUSE LE DOMENICHE ORE 10/13 - 17/19 (CHIUSO LUNEDÌ )

Realizzazione e Organizzazione
STUDIO B – PUBBLICITA’ & MARKETING
in collaborazione con
ENTE MOSTRA DI PITTURA CONTEMPORANEA “CITTA’ DI MARSALA”


Biografia
Giusto Bonanno è nato a Santa Cristina Gela (Palermo). Formatosi alla Facoltà di Architettura di
Venezia, dal 1975 esercita a Palermo la professione di architetto.
Ha redatto numerosi progetti di design, legando alle valenze formali esigenze d’uso e design
d’avanguardia. Alcuni dei suoi oggetti sono stati pubblicati su riviste di settore (Modo, Casaviva,
Artigianato, AD, Casa Idea, etc.).




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categoria: convento del carmine, convento del carmine

venerdì, 06 novembre 2009

IL PARTENONE? ERA UNA SALA GIOCHI

IL PARTENONE? ERA UNA SALA GIOCHI

Lo rivelano ricerche e studi condotti dagli archeologi greci

06 novembre, 17:45

Il Partenone

Guarda la foto 1 di 1

Il Partenone

di Giulio Gelibter

ATENE - Il Partenone, il gigantesco tempio dedicato alla dea Atena sull'Acropoli della capitale greca, è stato per molti secoli, parallelamente alle sue funzioni sacre, anche 'una grande sala giochi' dove gli antichi trascorrevano molte ore al giorno. E' quanto rivelano ricerche e studi condotti dagli archeologi greci durante i lavori di conservazione e restauro di una delle meraviglie del mondo. "Abbiamo trovato scolpiti sui pavimenti e sulle scale del tempio numerosi giochi di strategia (simili alla dama o agli scacchi) e di abilità, circa una cinquantina, ma in realtà sono molti di più" dice all'ANSA l'archeologa Elena Karakitsou. E spiega che i giochi hanno una storia che inizia duemila anni fa, probabilmente in età Micenea, e che è continuata per secoli fino quasi all'età moderna. "Non è stato possibile datare i giochi, perché hanno continuato ad esser praticati per secoli, ma lo storico Plutarco (46-127 d.C) testimonia che cinquecento anni dopo la costruzione del tempio, i pavimenti erano ancora puliti" dice Karakitsou spiegando che è quindi molto probabile che a scolpire i giochi si sia cominciato in età più tarda.

Il Partenone venne costruito su un precedente tempio dedicato ad Atena e distrutto dai persiani nel 480 a.C. Uno de giochi incisi nel marmo è il Diagrammismos, che si giocava con 16 pezzi per ciascun dei due contendenti disposti su due file e che si ritiene fosse una specie di scacchi. Ed è probabilmente quello che vede impegnati Achille e Aiace, armati di tutto punto, durante la Guerra di Troia. E mentre sono chini sulla scacchiera, ci mostra un'immagine dipinta su un famosissimo vaso, la dea Atena, nume tutelare dell'antica città dell'Ellade, li osserva. Vi è poi il Triliza o Enneada dove i giocatori, usando biglie, dovevano riuscire a riunire gli angoli di tre quadrati concentrici. Un gioco di questo tipo è stato rinvenuto, spiega l'archeologa greca, anche sul pavimento della chiesa di San Paolo Fuori le Mura a Roma. Il Partenone non è il solo luogo sull'Acropoli, e altrove, dove siano stati rinvenuti i giochi, che si possono vedere anche nei templi di Efesto ed Eleusi, e alcuni dei quali ancora si praticano nei caffé di Atene o Salonicco.

Ma è certamente il luogo dove il loro numero è maggiore. "La stragrande maggioranza dei giochi che abbiamo rinvenuto si trovano nell'area sud ed occidentale del tempio - spiega Karakitsou - cioé nei punti più riparati dalle intemperie, a sottolineare come gli ateniesi passassero lunghe ore seduti a cercare di battere il proprio avversario". "Giocavano per sfuggire alle difficoltà del momento storico, oppure per rilassarsi alla fine di una dura giornata di lavoro e tensione, o per sfuggire alla noia" dice l'archeologa sottolineando come lo studio di questi artefatti scolpiti nel marmo ci aiuti a farci un'idea più precisa della vita e della personalità degli antichi greci.

fonte : ansa.it

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categoria: partenone

giovedì, 05 novembre 2009

Tsunami 3000 anni fa investi' coste Israele

 

Tsunami 3000 anni fa investi' coste Israele

Lo hanno scoperto archeologi americani, canadesi e israeliani

03 novembre, 16:23

NEW YORK - Tre millenni fa una violenta eruzione del vulcano Thera [per questo evento si danno due datazioni: una alta 1600 (TEI) oppure bassa 1520 (TEIIB)] nel mare Egeo provocò uno tsunami i cui effetti distruttivi si fecero sentire per tutto il Mediterraneo orientale fino alle coste di Israele. Lo hanno scoperto archeologi americani, canadesi e israeliani che hanno scavato nell'area di Cesarea, una città israeliana costiera di epoca romana e bizantina. La regione di Cesarea era scarsamente popolata all'epoca dell'eruzione.

In un saggio pubblicato sull'ultimo numero della rivista Geology gli studiosi scrivono che, sulla base dell'analisi dei sedimenti costieri, onde giganti si propagarono dall'epicentro dell'esplosione al litorale del Mediterraneo orientale con ripercussioni culturali che potrebbero esser durate per secoli. Per decenni gli studiosi hanno ipotizzato che la gigantesca esplosione vulcanica, datata alla fine dell'età del bronzo e considerata dai geologi molto più violenta della storica eruzione del Krakatoa in Indonesia che nel 1883 uccise oltre 36 mila persone, possa aver provocato a metà del secondo millennio avanti Cristo la misteriosa fine della civiltà Minoica nella vicina Creta.

Lo studio pubblicato su Geology allarga le conseguenze dell'eruzione alle coste del Mediterraneo orientale: "Se le onde giganti erano grandi abbastanza da raggiungere Israele molti altri centri costieri dell'età del Bronzo in tutta la regione furono probabilmente colpiti".

fonte ansa.it

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categoria: creta, egeo

giovedì, 22 ottobre 2009

Scoperti resti romani nel parco della Maremma

Tempio databile intorno al IV sec d.C venuto alla luce all'Uccellina

21 ottobre, 15:23

GROSSETO - Resti di un tempio romano sono stati scoperti all'interno del Parco Naturale della Maremma, lungo la strada che porta a Marina di Alberese. E' stato un gruppo di archeologi, spiega una nota, a riportare alla luce i resti monumentali di un tempio databile intorno al IV secolo d.C.

La struttura rettangolare di circa 11,5 metri per 6,5millimetri, costruita in opus testaceum (tecnica edilizia romana, costituita da un muro in mattoni che riveste un vespaio in pietra) e successivamente rivestita da lastre marmoree, è stata rinvenuta in località Scoglietto, all'interno del Parco Naturale dell'Uccellina a circa tre km dalla spiaggia di Marina d'Alberese. Insieme ai resti del tempio, che testimoniano un importante insediamento romano, sono state rinvenute oltre 50 monete e una ingente quantità di reperti ceramici provenienti dall'intero bacino del Mediterraneo, in particolar modo dall'area africana tunisina.

La scoperta, avvenuta dopo una campagna di scavi durata tre mesi, testimonia come, con molta probabilità, l'Uccellina e la foce dell'Ombrone, in epoca romana, fossero un importante porto di scambio merci provenienti dall'Africa e da tutto il Mediterraneo e dirette: a nord verso Roselle e Siena e a sud verso Heba e l'ager Cosanus. Il progetto archeologico prevede ulteriori campagne di scavi (il team di archeologi è convinto che, sempre in località Scoglietto, sia presente un altro tempio eretto in onore di Diana Umbronensis) finalizzate a studiare le dinamiche insediative nell'area della foce dell'Ombrone tra il II secolo a.C e il VI secolo d.C.

fonte:ansa.it

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categoria: maremma

domenica, 18 ottobre 2009

Equipe italiana svela sito neolitico in Neghev

Resti e rari esempi di arte rupestre risalenti a 10 mila anni fa

17 ottobre,

GERUSALEMME - Resti di un insediamento neolitico con esempi di arte rupestre risalenti a 10mila anni fa - e tracce a sostegno della contrastata teoria secondo cui il monte Sinai caro alla tradizione ebraica non sarebbe stato in realtà nel territorio dell'odierna Gerusalemme - sono stati individuati negli ultimi mesi nel deserto del Neghev, in Israele, presso la località di Har Karkom.

A fare la scoperta un gruppo di ricercatori italiani (affiancato da volontari israeliani) che ha riportato alla luce il sito nell'ambito di una missione archeologica in corso nella zona da ben 29 anni. Scopo degli scavi - ricordano gli stessi ricercatori in un comunicato diffuso oggi - è la ricerca di siti preistorici, ma anche il tentativo di dimostrare che il monte Sinai si trovasse in realtà nel Neghev, non laddove viene onorato oggi come tale e alle cui pendici sorge Gerusalemme.

Riguardo alla scoperta, gli archeologi hanno spiegato di avere individuato il sito grazie al ricorso a fotografie aeree: le immagini hanno mostrato con chiarezza anche rari geoglifi (graffiti e incisioni primitive) connotati da "una ricchezza di dettagli sorprendente" e vari altri esempi d'arte rupestre. Una ventina di serie di incisioni risulta concentrata in quattro chilometri quadrati, in quella che - secondo le prime ipotesi formulate dai ricercatori - un tempo potrebbe essere stata un'area sacra. Alcuni dei geoglifi ritrovati raffigurano peraltro animali che si ritiene estinti da 20mila anni cosa che permette di non escludere una retrodatazione di parte del sito fino al Paleolitico, ossia oltre quanto ipotizzato finora. Secondo l'equipe, l'esistenza della zona sacra potrebbe essere inoltre "una traccia in più" a sostegno dell'identificazione della biblica altura di Sinai con Har Karkom (letteralmente 'montagna dello zafferano').

fonte:ansa

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categoria: gerusalemme, neolitico

martedì, 06 ottobre 2009

Archeologia: sito aperto in Giorgia

Primi scavi ad essere visibili durante i lavori

06 ottobre, 18:46


(ANSA) - ROMA, 5 OTT - Per la 1/a volta un sito archeologico e' visitabile anche nel pieno dei lavori di scavo: e' Dmanisi, alle pendici del Caucaso in Georgia.

A Dmanisi, da anni, si concentra l'attenzione della comunita' scientifica perche' ha rivoluzionato le teorie sull'evoluzione umana. Il ritrovamento di fossili -una mandibola, ossa degli arti, alcuni crani- hanno dimostrato infatti come l'emigrazione del genere Homo dall'Africa sia avvenuta almeno un milione e 800mila anni fa.

fonte: ansa.it
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categoria: archeologia, roma

domenica, 04 ottobre 2009

UN MUSEO PRIVATO

Archeologia: un tesoro in cantina

Denunciato un pensionato, tra i 500 pezzi alcuni di valore

03 ottobre, 14:37


(ANSA) - ARDEA (ROMA), 3 OTT - Un tesoro archeologico di grande valore e' stato trovato in una cantina nel centro storico di Ardea, vicino a Roma.

Il proprietario, 60 anni, e' stato denunciato per ricettazione. 'Si tratta di circa 500 pezzi - ha detto un archeologo della Sovrintendenza del Lazio - e fra questi ci sono pezzi di valore inestimabile come un'urna cineraria del terzo secolo a.C., una statua in marmo di un'Artemide persiana e un ex voto tipico dei tempi arcaici dell'area latina'.

fonte : ansa.it
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giovedì, 01 ottobre 2009

UN PICCOLO COLOSSEO A OSTIA

Emerge a Ostia un piccolo Colosseo

Struttura risalente al III secolo d.C

30 settembre, 21:27

Una panoramica dell'Anfiteatro Flavio, il Colosseo di Roma

Guarda la foto 1 di 1

Una panoramica dell'Anfiteatro Flavio, il Colosseo di Roma

ROMA - Anche Ostia aveva un suo Colosseo. Decisamente più piccolo dell'originale e forse utilizzato per ludi 'privati' tanto più che si trovava all'interno del Palazzo Imperiale di Traiano, ma a giudicare dalle fondamenta, emerse nel corso di un scavo condotto da un'equipe inglese guidata dal professor Simon Keay, doveva ricordare molto il celeberrimo Anfiteatro Flavio. La struttura, spiega il professore, misura 42 metri per 38 e risale al III secolo d.C..

Gli scavi, condotti in collaborazione con la British School at Rome, l'Università di Southampton e l'Università di Cambridge (che hanno finanziato il progetto) e con la soprintendenza ai beni archeologi del Lazio, hanno portato alla luce due file di mura che formano un emiciclo in prossimità della facciata F del Palazzo, che dà su una zona, sottolinea Keay, che non doveva essere aperta al pubblico. "Non sappiamo dire ancora quali ludi si facessero in questo teatro - dice - ma la nostra ipotesi al momento è che questo teatro avesse una funzione più privata". Accanto, sempre nella parte orientale del palazzo, ci sono stanze decorate con grande lusso e marmi, racconta l'archeologo, e un giardino circondato da un portico. E tra i ritrovamenti c'é anche il frammento di una statua che risale tra la fine del II e l'inizio del III secolo e che ritrae con tutta probabilità un personaggio mitologico, forse Ulisse.

"Altro aspetto importante - dice Keay - è che il palazzo imperiale è conosciuto da molto tempo, addirittura dal XVI secolo ed era stato anche indicato da Rodolfo Lanciani durante gli scavi del 1868, ma è la prima volta che si fanno scavi sistematici". Tanto che i ritrovamenti di questa prima fase di scavi, sottolinea lo studioso, "potrebbero essere solo l'anticipo di future scoperte". Durata tre anni, anche se le ricerche erano state avviate nel '98, la campagna di scavi si conclude quest'anno e porta a casa risultati importanti, fa notare l'archeologo, anche per la metodologia messa a punto. "Ora dobbiamo pensare alle pubblicazioni e ad allestire un sito web con la ricostruzione virtuale - conclude Keay - ma io spero che si possa continuare in futuro".

fonte : ansa

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domenica, 27 settembre 2009

TOMBE ETRUSCHE, NUOVE SCOPERTE

-
Alcune immagini degli cavi fatti dall'Univeristà di Torino
fonte: tuscia web
Si è conclusa la seconda campagna di scavi e di valorizzazione della necropoli della Doganaccia di Tarquinia, promossa dal corso di Etruscologia e Antichità italiche dell’Università degli Studi di Torino e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici per l'Etruria meridionale.

Il progetto di ricerca punta alla conoscenza di un settore ancora inesplorato della necropoli etrusca di Tarquinia, riconosciuta patrimonio culturale dell'umanità dall’Unesco.

La scoperta effettuata dagli archeologi nella necropoli della Doganaccia a Tarquinia è senz’altro molto interessante. Soprattutto la tomba della regina.

Questo sepolcro, infatti, si è rivelato come la più grande struttura a tumulo di Tarquinia finora nota. Altra importante scoperta è avvenuta a pochi metri di distanza dove è emersa una seconda tomba, sempre del VII secolo a.C. dalla pianta piuttosto complessa. Si tratta di uno dei più antichi esempi di tomba a doppia camera, destinata a ospitare due coppie di persone imparentate con il principe sepolto nel grande tumulo antistante. Accoglieva i familiari dei defunti in occasione di cerimonie e di giochi che venivano officiati davanti alle camere funerarie.

L’area della Doganaccia è caratterizzata dalla presenza di due grandiosi tumuli del periodo orientalizzante (VII secolo a.C.) denominati “del Re” e “della Regina”. Il primo dei due monumenti principeschi, situati in posizione dominante in corrispondenza di un antichissimo ingresso della necropoli tarquiniese, fu esplorato nel lontano 1928 e, malgrado un antico saccheggio, restituì interessanti materiali, fra cui un’iscrizione dipinta che cita il nome di un greco etruschizzato (Rutile Hipucrates).

Le attenzioni dell’Università di Torino si sono concentrate sul secondo grande tumulo della Doganaccia, detto “della Regina” finora mai indagato scientificamente.

Le ricerche hanno permesso di rimettere in luce una imponente struttura architettonica del diametro di circa 40 metri, pertinente a un personaggio di spicco all’interno della comunità tarquiniese, di rango aristocratico e di ruolo probabilmente regale, vicino alla figura dei re etruschi, detti lucumoni.

E' stato liberato un tratto del podio perimetrale del tumulo, in parte scavato nella roccia e originariamente rivestito di grandi blocchi di calcare, per un diametro attorno ai 40 metri. Questo sepolcro si è rivelato come la più grande struttura a tumulo di Tarquinia finora nota.

Nella nuova campagna di scavo si sono potute precisare alcune caratteristiche della costruzione, mettendone in risalto i limiti e gli apprestamenti destinati alle azioni di culto; la tomba infatti conserva nella parte anteriore un "piazzaletto" sacro a cielo aperto utilizzato per le celebrazioni in memoria del nobile defunto. Come il gemello tumulo "del Re", anche quello "della Regina" pare ispirarsi a una tipologia di tombe reali note a Cipro (Salamina, sito archeologico dell'area sud-orientale dell'isola), accostabili soprattutto per le grandi dimensioni dell'ingresso: è probabile che all'origine di questo modello ci siano proprio architetti di formazione orientale arrivati a Tarquinia circa 2700 anni fa, che qui avrebbero introdotto innovativi modelli architettonici.

Altra importante scoperta è avvenuta alle spalle del grande tumulo: a pochi metri di distanza è emersa una seconda tomba, sempre del VII secolo a.C. dalla pianta piuttosto complessa. Si tratta di uno dei più antichi esempi di tomba a doppia camera, destinata a ospitare due coppie di persone imparentate con il principe sepolto nel grande tumulo antistante. Il sepolcro è caratterizzato da un ampio vestibolo d’ingresso costituito da una larga gradinata destinata a accogliere i familiari dei defunti in occasione di cerimonie e di giochi che venivano officiati davanti alle camere funerarie.

Gli scavi sono possibili grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo di Torino e della Fondiaria-Sai. Contributi vari ai lavori sono inoltre offerti dal Comune di Tarquinia e dall'Associazione "Fontana Antica".

L'area archeologica è raggiungibile dalla vecchia strada "della Madonna del Pianto", oggi in parte praticabile grazie al progetto di valorizzazione dei grandi tumuli tarquiniesi denominato "Via dei Principi" promosso dalla Regione Lazio e dal Comune di Tarquinia.

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categoria: tuscia

domenica, 20 settembre 2009

VILLA ROMANA MARSALA

LILIBEO - VILLA ROMANA

Sul lato nord-ovest del parco archeologico, poco distante dal Museo, si trova il complesso edilizio più significativo della Lilibeo di età romana. Il blocco di una intera insula, delimitato da due strade lastricate, è stato scoperto poco prima del 1939. Si tratta di un’unica lussuosa abitazione, provvista di ambienti spaziosi, distribuiti intorno ad un atrio tetrastilo ed a un vasto peristilio; da notare, l’impianto termale e la ricca pavimentazione a mosaico. Anche grazie a scavi successivi, è stato possibile accertare che alla fase edilizia più tarda (fine II - inizio III sec. d.C.) preesisteva una più antica (II-I sec. a.C.). Da notare, nell’impianto del complesso termale, il pavimento a mosaico con cave canem, quello del frigidarium con scene di lotte di animali, l’emblema policromo con testa di Medusa. A sud dell’insula sono stati messi in luce i resti di due altre abitazioni.

 

fonte:SOPRINTENDENZA BENI   CULTURALI  ed  AMBIENTALI TRAPANI

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